Antonio Gasbarrone
Giacomo Antonelli
Pomponio De Magistris
Sandro Altobelli
Elena Bono
Riccardo De Angelis
Velasio De Paolis
Antonio Maria Musilli
Angelo Petricca
Lelio Pellegrini
P.Francesco Manicone
Fra Giacomo De Rossi
Padre Maestro Sebastiano
Francesco De Carolis
Nicolò e Pomponio Pellegrini
Gaetano de Ovij
Francesco Sabellico
Francesco Mancini
Giuseppe Sabellico
Sebastiano Monti


GIACOMO ANTONELLI



Il cardinale Giacomo Antonelli per circa trent’anni, dal 1848 al 1876, dominò la scena italiana ed europea come amministratore, finanziere, diplomatico e Segretario di Stato di papa Pio IX.
Nacque a Sonnino il 2 aprile 1806 in una casa in Vicolo Re, la cui “Torretta” è ben visibile dalla Porta Riore (vedi foto). Il padre, ricco imprenditore, volle che suo figlio intraprendesse la carriera ecclesiastica.
Giacomo entrò nel Seminario Romano, poi alla Sapienza, ma non eccelse mai negli studi e non divenne mai sacerdote. Nonostante questo, dopo aver svolto diversi incarichi presso la Curia Romana, fu elevato alla dignità cardinalizia l'11 giugno 1847.
Già da prefetto presso la Curia Romana dimostrò la sua politica antiliberale: a Roma, scoperta una cellula della “Giovine Italia” fece imprigionare 17 persone, tra cui tre frati agostiniani.

Altre agitazioni furono poi provocate utilizzando opportunisticamente il colera nel tentativo di promuovere insurrezioni popolari contro il governo, accusato di incuria o addirittura di diffusione volontaria del morbo. L’episodio più grave si verificò a Viterbo, dove Mons. Giacomo Antonelli istituì una commissione militare e questa nell’ottobre del 1837 condannò quattro giovani alla morte, fra cui Giuseppe Arcangeli, figlio del gonfaloniere di Viterbo ed il marchese Pio Muti-Bussi e altri sette a vari anni di galera: Gregorio XVI però commutò a pene detentive quelle di morte.
Gregorio XVI il 5 gennaio 1845 lo chiamò a succedere al cardinale Antonio Tosti nella carica di "protesoriere" della Camera Apostolica; successivamente lo elesse "tesoriere generale".
Nel 1849 divenne Segretario di Stato di Pio IX : ne ispirò la politica antiliberale e divenne uno strenuo difensore del “potere temporale” del papato contro la costituzione del Regno d’Italia.


Il 14 dicembre 1850, fondò la Guardia Papalina (fondendo l’allora Guardia Civica Scelta e la Milizia Urbana). Il Corpo della Guardia Papalina è stato soppresso da Paolo VI nel settembre 1970.
Si oppose energicamente ad ogni trattativa con il Governo Piemontese cercando l’appoggio di Francia e Austria. Si fece molti nemici nello stesso ambiente vaticano, tra cui Mons. Francesco Liverani e l’Abate Antonio Rosmini, più vicini alle idee liberali ed al Piemonte.
Mons. Liverani nel 1861 lasciò Roma e si portò esule volontario in Toscana. Da Firenze spediva al giornale piemontese “L’Opinione” una serie di articoli contro il cardinale Antonelli, inseriti poi tra i documenti in appendice al volume: Il Papato, L’Impero e il Regno d’Italia (Firenze, Barbera, 1861).

Nei capitoli quarto e quinto del libro l’autore attacca frontalmente il cardinale e i suoi familiari “oriundi della Ciociaria”, tra i quali il conte Filippo, governatore della Banca Romana: una vera e propria consorteria accusata di aver gettato “ la rete su tutta Roma” e di aver trasformato il principato di Santa Romana Chiesa in una “Società di traffico e di cambio”, ovvero in una sorta di tangentopoli del secolo scorso.

L’abate Antonio Rosmini, che, insieme a Gioberti, fu il più autorevole filosofo dell’Ottocento, fallì la sua missione diplomatica anti-austriaca svolta presso Pio IX per conto del governo piemontese: il Papa, combattuto fra la posizione del Piemonte e quella dell’Austria, cedette alle pressioni del cardinale Giacomo Antonelli, favorevole a Vienna. Il cardinale divenne il suo più invidioso rivale e per Rosmini, e per la sua filosofia, fu l’inizio di un lungo ostracismo: la sue opere furono messe all’indice. Il 30 giugno 2001 la Congregazione vaticana per la dottrina della fede lo ha riabilitato.
Una cosa è certa, al di là delle supposizioni e delle calunnie, che gli furono rivolte da più parti, la sua azione reazionaria e restauratrice influenzò profondamente quegli anni.
Il paese gli ha dedicato solo una strada ed un busto (prima presso gli uffici del comune, ora al Museo Terre di Confine), ma nel tempo la sua figura non è rimasta viva nel ricordo dei Sonninesi proprio a causa della sua politica reazionaria e antiliberale.
Morì il 6 novembre 1876 ed fu sepolto a Roma nella tomba di famiglia al Verano, non molto lontano dalla tomba di Pio IX.

Vedi art. da "Latina Oggi" del 26 aprile 2011