Aldo Cardosi
Annachiara Pennacchia
Carlo Condello
Gabriel Grande
Gina Gasbarrone
Giuseppe Capodiferro
Marco Celani
Maria Maddalena Cencia
Paolo Grenga
Silvana Monti





ALDO CARDOSI
Tradizioni dell’Ascensione
Versione religiosa di un disagio civico
(Testo inedito)
Tornare a scrivere sulla caratteristica Processione delle Torce, è segno di buona volontà di approfondire il momento storico e le ragioni umane e religiose che la promossero. Studiosi di storia locale si sono cimentati nel rintracciare le origini storiche; ma la buona volontà e il fervido impegno non sono stati sufficienti a reperire documenti ecclesiastici capaci di far luce sul periodo storico in cui è nato il rito cristiano; spesso, nella ricerca affannosa, si è proceduto, con un ampio accostamento culturale, ad illustrare i riti pagani propiziatori, con interpretazione di dubbio valore sulle origini ragioni e valori della processione, che ha lasciato il problema irrisolto.
In “Sonnino, terra nostra”, volume edito nel 1979, dedicai un capitolo sull’argomento, e per la prima volta fu scritto che tale Processione fa parte delle “Litaniae Minores” o Rogazioni: processione cristiana di penitenza e di propiziazione per i raccolti della campagna, accompagnata dalle preghiere litaniche e da una particolare liturgia.
E si ricordava che «l’uso di tali litanie o suppliche comincia nell’anno 470 per iniziativa di San Mamerto, Vescovo di Vienna, in Francia, al fine di allontanare dal paese le pubbliche calamità che lo affliggevano. Nel sec. IX furono introdotte in Roma da cui si estesero nel Lazio.» L’Enciclopedia Cattolica tratta in modo ampio l’origine di tale processione il cui scopo era quello d’invocare la benedizione di Dio sui prossimi raccolti, di sciogliere un voto, scongiurare con fervide preghiere pericoli e calamità naturali.
È bene ricordare che Sonnino trasse, per così dire, in prevalenza il suo primitivo nucleo etnico dalla vicina Priverno, con la quale ebbe serie contese territoriali. Negli anni venti del secolo XIII la popolazione di Sonnino è in continua lotta con Priverno per la determinazione dei confini territoriali, per il possesso delle rispettive sponde dell’Amaseno la cui deviazione operata in primo tempo di comune accordo, non veniva rispettata.
Per comporre la vertenza ed evitare una “gravis” guerra, intervennero le più alte autorità dell’epoca. Ma le transazioni servirono a bene poco, se le liti e devastazioni continuarono in epoche successive anche con il Monastero di Fossanova; si compiono furti, incendi, assassinii, si devastano le campagne.
Nel 1627 scoppia la peste che pone fine alle contese per la definizione dei confini, il possesso dei boschi, di monti; per non dimenticare violente usurpazioni, cavalcate punitive, devastazioni di case, torri e frumenti, a cui non furono estranei gli uomini di Sonnino. Quanto è stato, sia pur brevemente, ricordato, è sufficiente per analizzare i sentimenti di colpa e di paura che tra il XIII e il XVI sec. Si erano diffusi nelle nostre contrade ma anche in tutto il mondo cristiano.
A tal fine è stato scritto:”La Chiesa Romana, attraverso un lungo processo, cerca di placare le angosce dei fedeli, promuovendo una serie di preghiere, processioni penitenziali, indulgenze che diano una certa assicurazione ai fedeli contro i rischi, le calamità, le pestilenze, le sciagure della vita terrena e ultraterrena.”
La peste, le usurpazioni, le violenze, le devastazioni, il pensiero dell’aldilà, creano uno stato d’animo di grave afflizione, appunto di angoscia; la Chiesa sa interpretare questo travaglio della gente, e crea le condizioni spirituali di ravvedimento, di espiazione e di speranza. Sotto tale aspetto, la Processione delle Torce di Sonnino che si svolge nella notte dell’Ascensione lungo tutti i confini territoriali del paese, rappresenta una liturgia sacra, un rito che ha valore di una funzione penitenziale e liberatoria sul piano religiosi; di una funzione propiziatrice sul piano dei raccolti stagionali; ma riveste anche un ruolo civico se si vengono a rimarcare elementi riferibili alla pace, al perdono, alla sicurezza terrena. E proprio nel Medio Evo l’uomo è esposto a pericoli permanenti, di catastrofi o calamità naturali di cui la peste rapprese la più spaventosa delle minacce; e la Chiesa gli viene in aiuto allo scopo di proteggerlo con particolari liturgie religiose, con benedizioni e processioni; tra le quali hanno maggior risalto le Rogazioni o Suppliche, nate nel Delfinato di Francia; a tali riti si riallaccia la nostra Processione delle Torce.
La quale, tuttavia, vuole esprimere significati diversi, tra cui l’impegno di una comunità a testimoniare, con una lunga notturna processione penitenziale, fede e riconoscenza a Gesù che ascende al Cielo, invocandone la benedizione.
È un impegno che rivive attraverso i secoli, contro la minaccia di un ritorno di calamità naturali, di lotte intestine, di devastazioni, di un flagello della collettività, ma anche di un disagio civico. Termino la presente nota con un brano tratto da un giornale romano che conferisce all’argomento trattato una dimensione altamente spirituale e religiosa senza la quale ogni accostamento culturale, fine a se stesso, viene a perdere di valore:”Se non ci fosse questo rapporto tra uomo e Dio, che si esprime nella figura dell’uomo penitente, il significato che la Processione delle Torce intende celebrare, apparirebbe una cerimonia della liturgia pagana, componente di una mitologia del Dio che nasce e muore, un modello di divinità rapportato al ciclo delle stagioni.”